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Che cos’è il Jobs Act, si tratta di regole e non di posti di lavoro

Posted on 05 marzo 2014

Renzi:”Jobs act, scuola e piano casa, da mercoledì sul tavolo, sarà una rivoluzione”.

Il cuore del Jobs act è sicuramente la Naspi,  una sorta di nuovo sussidio di disoccupazione non molto diverso dai precedenti proposti dalla Fornero. A quanto pare si tratta di ammortizzatori sociali destinati a tutti coloro che perdono il posto di lavoro.  La novità riguarda i  collaboratori a progetto, oggi fuori da quasi tutti i sostegni. Non è previsto alcun sussidio per coloro che hanno già perso il lavoro dall’inizio della crisi.

Il piano di Stefano Sacchi fatto proprio prima dal Pd è  diventato base di discussione per il governo – costerà 1,6 miliardi in più di quanto oggi si spende per i sussidi, dunque 8,8 miliardi. La Naspi potrebbe essere finanziata con uno spostamento di risorse dalla Cig in deroga, che vale 2,5-3 miliardi annui.

Secondo Filippo Taddei, responsabile economia del Pd. “È il piano più ragionevole di tutti, perché include anche gli atipici. E siamo fiduciosi che possa diventare il piano del governo”. Ma di partita iva fittizia ancora non si parla e non è previsto alcun sussidio per le microimprese.

L’accelerazione è maturata una settimana fa, dopo la lettura dei drammatici dati Istat sulla disoccupazione: “Quindici giorni e si parte con il Jobs Act”, ha detto  Matteo Renzi durante il giuramento dei sottosegretari. “Non possiamo aspettare, serve una vera e propria rivoluzione per l’economia italiana”.

Lo shock dovrebbe partire con lo sblocco dei debiti P.A., sono previsti inoltre interventi sull’edilizia, il taglio del cuneo fiscale e dei costi dell’energia: misure essenziali per stimolare le aziende ad assumere personale. Inoltre si promette il taglio delle modalità contrattuali (almeno 40) oggi esistenti e passaggio al contratto unico a tempo indeterminato con tutele crescenti per i tanti, troppi giovani a spasso. Tutto questo grazie al Jobs Act. E poi nuovo codice del lavoro e Centro per l’impiego unico federale (in maniera truffaldina si parla di agenzia unica), come polo di coordinamento dei centri per l’impiego attuali. La giungla delle agenzie per il lavoro private rimarrà inalterata.  Il cuore come già detto è l’atteso e annunciato assegno universale per chi perde il lavoro, che lascerà l’amaro in bocca ai dieci milioni di italiani che sono già disoccupati. Si allarga in questo modo la forbice tra chi un lavoro già ce l’ha  e  chi non ha proprio nulla. Anche la giungla dei corsi di formazione farsa rimarrà tale.

Che cos'è il Jobs Act

La Naspi spetterà a tutti coloro che perdono il posto e hanno lavorato almeno tre mesi. Grazie al Jobs Act il sussidio di disoccupazione durerà più a lungo: al massimo due anni per i lavoratori dipendenti, anziché uno o uno e mezzo (come ora l’Aspi, per chi è sotto o sopra i 55 anni) e al massimo sei mesi per gli atipici, come i co-co-pro che finalmente potranno scegliere di mettere fine al proprio lavoro subordinato mascherato da un contratto di collaborazione a progetto.  L’entità del sussidio sarà per tutti al massimo di 1.100-1.200 euro mensili all’inizio del periodo di copertura e planerà verso i 700 euro alla fine, così come già prevedono le regole Fornero, nulla di nuovo sotto il sole.   Cambia solo leggermente la durata. Più lunga quella della Naspi, sia rispetto all’Aspi che alla mini-Aspi. E pari alla metà del numero di settimane contributive negli ultimi quattro anni.

In questo modo si risolvono alcuni problemi inerenti i lavoratori che perderanno il posto di lavoro e la mobilità, spiega Stefano Sacchi, torinese,  docente di Scienza politica alla Statale di Milano e coautore di un fortunato libro, “Flex-insecurity”. “Il primo, quello dei lavoratori a tempo indeterminato che dal 2016 per effetto della Fornero perderanno l’indennità di mobilità. Avranno la Naspi. Il secondo, quello dei lavoratori non protetti. E cioè i 900 mila dipendenti – a termine, somministrati, interinali – messi fuori dalla legge Fornero per i requisiti troppo stringenti.

Insomma saranno anche misure che migliorano la situazione, ma i media dipingono questa storia come “una rivoluzione”, “uno shock all’economia”, “nuove misure per diminuire la disoccupazione”. Ma ci prendono per il culo?! Il Jobs Act si avvicina molto di più ad un’azione di marketing in vista delle prossime elezioni europee che ad un vero e proprio shock del mercato del lavoro e dell’economia.

Flavio Troìa

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